Visualizzazione post con etichetta Rachy da quando hai pensieri intelligenti?. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rachy da quando hai pensieri intelligenti?. Mostra tutti i post

Ciao, mi dispiace, mi mancherai.

8 comments
Stavo per pubblicare un post idiota sulle principesse, ma questo è più importante, perché mi fa girare le ovaie come poche cose al mondo.

Oramai siamo dipendenti dai social, io sono la prima e come me tanti altri, questo non è il terzo mistero di fatima.
Godiamo nel spiattellare avvenimenti e foto della nostra vita per ricevere attenzioni; c'è chi se lo nega, c'è chi lo accetta, c'è chi ne fa un abuso e chi fa una selezione di ciò che è bene rendere pubblico.

Io sono una che cerca di far vedere solo una minima parte della propria vita, perché essendo di natura sia egocentrica che riservata, scelgo con cura le informazioni da condividere con il mondo intero.
Molti avvenimenti e momenti della mia vita rimangono per me e per poche persone soltanto, e credo che sia giusto così.

Ci dovrebbe essere, lì da qualche parte nell'universo, il buon senso di non pubblicare determinate notizie, o determinati pensieri, sopratutto se questi sono molto intimi, in particolare, l'umano medio, dovrebbe vivere il proprio lutto o dispiacere per la notizia della perdita di una persona con più di rispetto e raccoglimento.

Io non capisco - e di certo non condivido -  l'impellente desiderio e necessità di scrivere su facebook il proprio addio o le condoglianze per la scomparsa di un amico o di un familiare.
Per cosa poi? Per racimolare qualche commento o mi piace?
Qualche effimera conferma? E conferma di cosa? Che non si è soli? O magari un semplice "oh poveri, come mi dispiace"?
Ma quel "mi dispiace" lascia il tempo che trova, perché tempo 2 secondi e si è già passati al video del gattino che fa ciao con la zampetta.

Sono scelte, io non sono nessuno per giudicare le altre persone, sopratutto perché non voglio che le persone giudicano me senza conoscermi, semplicemente non capisco.
Non capisco il motivo che spinge una persona a condividere il proprio dispiacere come condivide l'ennesima frase di Bukowski.
Non riesco a capire come una persona voglia rendere pubblico il proprio dolore senza pensarci due volte, con assoluta nonchalance.

Nel giro di 6 mesi ho dovuto dire addio a due persone più importanti della mia vita.
È stato difficile; c'era rabbia, negazione, sconforto e accettazione, ma di certo non c'era il desiderio di scrivere su facebook quanto stessi male e quanto mi mancano in ogni secondo della mia vita.

Il mio dolore, il mio dispiacere, la mia rabbia, erano MIE e non alla mercé di estranei che hanno richiesto la mia amicizia, non di estranei.
Dopo più di un mese ho scritto i miei pensieri solo per trasferirli dalla mia mente ad altrove, in modo tale da poter andare avanti e cominciare a curare le ferite. L'ho scritto qui, nel mio posto, nel posto dove mi sento più sicura. L'ho scritto qui per me.
Non capisco di quale conforto si possa godere da un mi piace o da un commento buttato lì, giusto per dire qualcosa.

Bisogna portarli nel nostro cuore e non scrivere un banale "Mi mancherai, non ci posso credere che non ci sarai mai più" perché questo stato equivale alla faccia addolorata della D'urso.
Ed è una cosa triste.





Crotone ci mette la faccia: Basta tumori! {Grazie Tina}

2 comments
Ieri è andato in onda alle Iene un servizio che mi sta particolarmente a cuore, che mi tocca personalmente, ma che soprattutto e sfortunatamente "tocca personalmente" tutti nella mia città, poiché TUTTI in famiglia hanno almeno UN malato di cancro (che sia sopravvissuto o meno).

(QUI il video)

È una consapevolezza terribile sapere che "Tu sai ciò che sto passando, ciò che provo perché lo hai vissuto anche tu, perché sai cosa significa dover dire addio ad una persona cara perché oramai consumata dal tumore."


Esser consapevoli che arrivati a questo punto siamo tutti condannati.
"Chissà quando arriverà il mio turno"
Perché se ADESSO stai bene, non sai se lo sarai anche DOMANI. Ed è un pensiero terribile.
Ed è ancora più terribile l'ignoranza che affligge la nostra città: persone che pescano, pascolano il gregge, raccolgono verdure in luoghi AVVELENATI!
"Io me lo mangio, tanto ieri l'ho mangiato e sono stato bene" Come se ti facesse venire un semplice mal di pancia.

A novembre pubblicai QUESTO POST. Lo ripubblico adesso, poiché a Novembre avevo ancora un briciolo di speranza, speranza che mi fu strappata a gennaio.



"C'ho il blog figherrimo è un blog scemo, come lo definisco io, persino il suo titolo lo è; nato in un giorno in cui avevo perso per un attimo la voglia di ridere e sorprendentemente in quello stesso giorno - con le mie parole - avevo fatto ritrovare la voglia di ridere ad una mia amica. In quello stesso istante la ritrovai anche io.
Volevo uno spazio per me e per gli altri in cui sorridere per 5 minuti, un angolo dove poter essere frivole, superficiali, sceme senza che qualcuno metta in discussione il tuo quoziente intellettivo.
Un posto dove per 5 minuti non esistono bollette da pagare, i soldi che mancano sempre, la spesa da fare, la paura e l'ansia del futuro.
Un posto dove non si senta parlare di Spread, di bambini uccisi con armi chimiche, di donne stuprate e ammazzate senza pietà, dove Berlusconi, Letta, Monti, Bersani e tutti i coglioni del cucuzzaro non sono le persone al governo che letteralmente ci stanno portando alla morte (basti pensare quanti si sono suicidati perché sopraffatti dalla disperazione dei debiti e dalla paura).
Volutamente ho creato uno spazio dove poter parlare di capelli, della vicina pazza che urla in continuazione, del tizio che non mi risponde su whatsapp, insomma di frivolezze.
Io non sono una giornalista, ci sono persone molto più competenti di me per scrivere di questioni serie, io sono una semplice ragazza di 22 anni che discute con gli amici di argomenti impegnativi e riversa sul web i pensieri più banali, superficiali, futili.
Solo questo. Solo una ragazza.
Fatta questa inutile premessa, oggi vorrei parlavi di un qualcosa che è vicino al mio cuore, vorrei parlavi del coraggio, della forza, dell'ardore, del mio orgoglio.

Io sono nata a Crotone, una città della Calabria di 180 km² e abitata all'incirca da 60 mila persone.
È una bellissima città, piccola certo, ma bella.
Forse ad altri occhi non sembrerà nulla di speciale, ma per me lo è.
Quando ero piccola e giravo in macchina con mio padre, mi incantavo letteralmente nel sentire i suoi racconti d'infanzia legati ad un certo luogo, come quando passammo sotto casa della mia bis nonna al Carmine (quartiere che affaccia sul lungomare) e mi raccontò che un giorno buttarono dal balcone mio zio. Nulla di grave dal primo piano, qualche osso rotto (se non sbaglio il braccio) e qualche graffio.
Lui si divertiva a raccontarmi questo aneddoto, come tanti altri (e sorprendentemente dello stesso genere) io pensavo solo "è un miracolo che nonna non abbia avuto un infarto".
Ai miei occhi, tutti quei luoghi che io frequentavano, diventavano ancora più belli perché intrisi di storia: la mia storia e la storia della mia famiglia.
"lì è dove i miei zii quasi non uccidevano zio"
"li è dove papà quasi non moriva fulminato"
"lì è dove io quasi non morivo fulminata"
"lì è dove mamma snobbò papà"
"lì è dove ti ho visto per la prima volta"
"lì è dove, amici miei, abbiamo passato serate fantastiche"

Poi venne un giorno, un giorno in cui tutto non ti appare più bello, dove quei lunghi in cui hai riso, pianto, gridato, ascoltato, abbracciato, baciato, diventano cupi e grigi, perché ti rendi conto che sono infetti, sono invece intrisi di male.
La strada dove aspettavi che suonasse la campanella, non è più quella strada dove attendevi Picci per parlare prima delle lezioni, ma è la strada fatta con materiali "speciali e pericolosi".
Poi venne un giorno...
quel giorno, i bisbigli che percepivi si trasformarono in urla.

Oms: eccesso di mortalità per tumori del 10%

All'improvviso, come una doccia gelida, ti accorgi che quella signora morta di tumore non si era ammalata per chissà qualche gioco del destino, si era ammalata per colpa di quei materiali "speciali e pericolosi".

Siamo 60 mila persone e tutti purtroppo abbiamo provato la paura, l'ansia, il terrore di perdere - o di aver perso -  una persona cara a causa di questo male. 

Ma c'è una persona, un'incredibile donna, che ha creato un gruppo facebook: Crotone ci mette la faccia, ha risvegliato gli animi della nostra città, ha dato forza e speranza a tante persone che stanno condividendo la sua esperienza.
Tina de Raffaele è una donna che ha aiutato il marito e la nipote a combattere contro il cancro e adesso lo sta combattendo lei stessa. 


Foto presa della pagina "Crotone ci mette la faccia"


Lei è stata la prima a metterci la faccia, adesso siamo in 16.721 a mettercela.

Read more...»

2013 che dà, 2013 che toglie.

10 comments
È da novembre che non scrivo, fondamentalmente ho avuto le mie buone ragioni: brutti pensieri e cattive preoccupazioni che non davano libero spazio alla mia cazzutaggine più rosa.

Quasi avevo dimenticato di avere il bloggo, fin quando LaVero non me lo ha ricordato: "ma non scrivi più sul bloggo? Scrivi del 2013" - "Tesoro se dovessi scrivere del 2013 ne uscirebbero solo cose tristi"

2013 che dà, 2013 che toglie.

Questo 2013 ha portato via da me due persone così importanti per la mia vita da lasciarmi il cuore ancora sanguinante; solo il pensiero che adesso stiano bene riesce a tamponare le ferite.

Se è vero che il 2013 mi ha tolto molto, mi ha anche dato.
Mi ha donato nuovi incontri, nuove persone da cui imparare, da cui trarre amore e sincero affetto, mi ha donato la possibilità di capire che sono circondata da amici veri che mi hanno aiutata tanto in questo anno.

Quest'anno niente buoni propositi, niente promesse che mai manterrò e che forse non mi va neanche di mantenere, ma solo momenti belli che spero di vivere, solo ricordi stupendi che spero di non dimenticare quando lo sconforto mi farà sua prigioniera.







When the rain is blowing in your face, 
and the whole world is on your case, 
I could offer you a warm embrace 
to make you feel my love. 

When the evening shadows and the stars appear, 
and there is no one there to dry your tears, 
I could hold you for a million years 
to make you feel my love. 












Crotone ci mette la faccia: basta tumori!

3 comments
C'ho il blog figherrimo è un blog scemo, come lo definisco io, persino il suo titolo lo è; nato in un giorno in cui avevo perso per un attimo la voglia di ridere e sorprendentemente in quello stesso giorno - con le mie parole - avevo fatto ritrovare la voglia di ridere ad una mia amica. In quello stesso istante la ritrovai anche io.
Volevo uno spazio per me e per gli altri in cui sorridere per 5 minuti, un angolo dove poter essere frivole, superficiali, sceme senza che qualcuno metta in discussione il tuo quoziente intellettivo.
Un posto dove per 5 minuti non esistono bollette da pagare, i soldi che mancano sempre, la spesa da fare, la paura e l'ansia del futuro.
Un posto dove non si senta parlare di Spread, di bambini uccisi con armi chimiche, di donne stuprate e ammazzate senza pietà, dove Berlusconi, Letta, Monti, Bersani e tutti i coglioni del cucuzzaro non sono le persone al governo che letteralmente ci stanno portando alla morte (basti pensare quanti si sono suicidati perché sopraffatti dalla disperazione dei debiti e dalla paura).
Volutamente ho creato uno spazio dove poter parlare di capelli, della vicina pazza che urla in continuazione, del tizio che non mi risponde su whatsapp, insomma di frivolezze.
Io non sono una giornalista, ci sono persone molto più competenti di me per scrivere di questioni serie, io sono una semplice ragazza di 22 anni che discute con gli amici di argomenti impegnativi e riversa sul web i pensieri più banali, superficiali, futili.
Solo questo. Solo una ragazza.
Fatta questa inutile premessa, oggi vorrei parlavi di un qualcosa che è vicino al mio cuore, vorrei parlavi del coraggio, della forza, dell'ardore, del mio orgoglio.

Io sono nata a Crotone, una città della Calabria di 180 km² e abitata all'incirca da 60 mila persone.
È una bellissima città, piccola certo, ma bella.
Forse ad altri occhi non sembrerà nulla di speciale, ma per me lo è.
Quando ero piccola e giravo in macchina con mio padre, mi incantavo letteralmente nel sentire i suoi racconti d'infanzia legati ad un certo luogo, come quando passammo sotto casa della mia bis nonna al Carmine (quartiere che affaccia sul lungomare) e mi raccontò che un giorno buttarono dal balcone mio zio. Nulla di grave dal primo piano, qualche osso rotto (se non sbaglio il braccio) e qualche graffio.
Lui si divertiva a raccontarmi questo aneddoto, come tanti altri (e sorprendentemente dello stesso genere) io pensavo solo "è un miracolo che nonna non abbia avuto un infarto".
Ai miei occhi, tutti quei luoghi che io frequentavano, diventavano ancora più belli perché intrisi di storia: la mia storia e la storia della mia famiglia.
"lì è dove i miei zii quasi non uccidevano zio"
"li è dove papà quasi non moriva fulminato"
"lì è dove io quasi non morivo fulminata"
"lì è dove mamma snobbò papà"
"lì è dove ti ho visto per la prima volta"
"lì è dove, amici miei, abbiamo passato serate fantastiche"

Poi venne un giorno, un giorno in cui tutto non ti appare più bello, dove quei lunghi in cui hai riso, pianto, gridato, ascoltato, abbracciato, baciato, diventano cupi e grigi, perché ti rendi conto che sono infetti, sono invece intrisi di male.
La strada dove aspettavi che suonasse la campanella, non è più quella strada dove attendevi Picci per parlare prima delle lezioni, ma è la strada fatta con materiali "speciali e pericolosi".
Poi venne un giorno...
quel giorno, i bisbigli che percepivi si trasformarono in urla.

Oms: eccesso di mortalità per tumori del 10%

All'improvviso, come una doccia gelida, ti accorgi che quella signora morta di tumore non si era ammalata per chissà qualche gioco del destino, si era ammalata per colpa di quei materiali "speciali e pericolosi".

Siamo 60 mila persone e tutti purtroppo abbiamo provato la paura, l'ansia, il terrore di perdere - o di aver perso -  una persona cara a causa di questo male. 

Ma c'è una persona, un'incredibile donna, che ha creato un gruppo facebook: Crotone ci mette la faccia, ha risvegliato gli animi della nostra città, ha dato forza e speranza a tante persone che stanno condividendo la sua esperienza.
Tina de Raffaele è una donna che ha aiutato il marito e la nipote a combattere contro il cancro e adesso lo sta combattendo lei stessa. 




Lei è stata la prima a metterci la faccia, adesso siamo in 15.413 a mettercela.

Read more...»

Ti è mai capitato?

7 comments
Ti è mai capitato di guardarti intorno e pensare: "Cosa ci faccio qui? Perché sono qui?"
Di parlare con la gente e di avere l'impressione che ciò che stai dicendo non interessi a nessuno? Che sia irrilevante?
Ti è mai capitato di essere circondato da persone e chiederti: "Chi mi conosce veramente? A chi importa davvero di me, di ciò che dico, di ciò che faccio?"

Ti sei mai sentito solo?


Ogni giorno parliamo con decine di persone, ogni giorno stiamo a stretto contatto con loro, ma chi ci conosce veramente? Chi con un solo sguardo, con un solo "ciao" scritto su uno schermo capisce se va tutto bene o tutto male? A chi importa veramente di noi? Dei nostri pensieri, delle nostre paure, dei nostri sogni.

Forse a nessuno.

Forse siamo soli.


Ti è mai capitato di non provare niente? Nè gioia nè dolore, di non provare niente quando il sole riscalda il tuo viso, il nulla.
Ti è mai capitato di sentirti invisibile, poco importante, inadeguato? Di essere un peso per chi ti sta intorno.
Ti è mai capitato di essere trattato con insufficienza? Di dover sentire gli altri che parlano di te come se non fossi presente, o peggio, come se non avessi sentimenti?


Ti è mai capitato di dover sorridere, ridere, fingere, di dover indossare una maschera ben fatta per coprire il vuoto che hai dentro?
Ti è mai capitato di dover consolare gli altri e di pensare: "e a me? chi mi consola? chi ascolta il mio silenzio? chi da un bacio sulle mie ferite?"

Ti è mai capitato di esser stanco?


Ti è mai capitato?
Powered by Blogger.